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Bambini altamente sensibili: come valorizzarli

Sensibilità, alta sensibilità, ipersensibilità, bambini altamente sensibili o troppo sensibili: sono tanti i termini che si usano per identificare un bambino particolarmente sensibile.

Ama giocare da solo?

Non si sente a suo agio nei gruppi grossi e predilige uno o due amichetti?

E’ particolarmente empatico?

Soffre per le ingiustizie nei confronti degli altri bimbi o è particolarmente toccato da un animaletto ferito?

Se il tuo bambino ha queste peculiarità, potrebbe essere un bimbo particolarmente sensibile.

Per fare chiarezza sul mondo della “ipersensibilità” e per capire che cosa si può fare per valorizzare il dono che hanno i bimbi molto sensibili, abbiamo chiesto una mano a Nicoletta Travaini, psicologa e psicoterapeuta, quarant’anni da persona altamente sensibile a sua volta. Con Edizioni Red! è appena uscito in libreria il suo secondo libro sul tema: “Quaderno di decompressione per persone sensibili“.

Con lei scopriremo chi sono i bambini altamente sensibili, come si riconoscono e come si valorizzano.

Chi è un bambino ipersensibile e come si riconosce?

Partiamo da una ricerca. Nel 1989, lo psicologo americano Jerome Kagan fece una ricerca su oltre 500 neonati.

Dopo averli seguiti per diverso tempo, notò che tra di loro uno su cinque era particolarmente agitato: si muoveva di più, piangeva di più e aveva più bisogno di contatto fisico. Kagan coniò un termine per questi bimbi: bambini altamente reattivi.

E’ stata in seguito la psicologa e autrice Elaine Aron a usare il termine “alta sensibilità”. Il suo libro del 1996 “The Highly Sensitive Person“, ha venduto oltre un milione di copie.

“Kagan ha poi osservato che gli stessi bambini molto agitati da neonati, da adulti diventavano più inibiti” chiarisce Nicoletta Travaini. Che ci spiega anche alcuni aspetti dei bimbi altamente sensibili.

Come si riconosce un bimbo molto sensibile

“È un tratto che si trasmette familiarmente” spiega la psicologa. “Se un bimbo è altamente sensibile è probabile che già la mamma o il papà lo siano”.

I bambini ipersensibili sono quelli che per esempio:

  • amano giocare da soli;
  • hanno uno o due amichetti e sono intimoriti da gruppi grossi;
  • preferiscono stare vicino alla mamma;
  • sussultano per i rumori forti;
  • mostrano un’empatia molto spiccata, per gli altri bimbi ma anche per gli animali. Soffrono quando vedono un animale ferito, non sopportano le ingiustizie.

Come valorizzare un bimbo sensibile?

“I bambini ipersensibili di oggi sono più fortunati di quelli delle scorse generazione” prosegue Nicoletta.

Oggi il tema è conosciuto, se ne parla. “Ma io da bambina ho sofferto molto il fatto che non venisse riconosciuta questa mia peculiarità. E somatizzavo”.

Ecco dunque alcune tecniche di decompressione consigliate dall’esperta e rivolte ai genitori di bambini particolarmente sensibili:

  • proporre di colorare un mandala;
  • ascoltare musica, in particolare Mozart. L’effetto Mozart è studiato dalla scienza da molti anni e le sue specifiche onde sonore intervengono positivamente sugli organismi;
  • essere sensibili e mantenere la calma anche quando il bambino ha momento di rabbia;
  • provare a gestire i momenti no del bimbo con il barattolo della calma;
  • avvicinare il piccolo alla mindfulness;

Soprattutto il dono più grande che un genitore può fare a suo figlio è “offrire al bambino gli strumenti per decodificare quello che sente, come per esempio dare il nome giusto alle sue emozioni” continua Nicoletta Travaini. E comprendere quello che sta provano. “Il termine che mi piace usare è ‘validare’: dare validità a ciò che il bambino sta sentendo perché se lo sente è vero. Così il bimbo impara ad avere fiducia delle proprie sensazioni”.

Il genitore può anche aiutare il figlio a sperimentare e a superare, passo dopo passo, i propri limiti. Senza forzature, senza costrizioni, senza giudizio. “Si può chiedere al bambino se vuole entrare in una ‘fase di sperimentazione'” prosegue la psicoterapeuta. “E rispettare poi la sua decisione. I bimbi altamente sensibili sono molto curiosi e proprio questa voglia interna di scoprire spingerà il bambino a fare un passetto avanti. Ma se non è questa volta, sarà la prossima”. Perché un bambino altamente sensibile, ha una gran voglia di scoprire il mondo. Ha solo paura di farlo.

E se non si rispetta l’animo sensibile di chi è nato così? Nicoletta è perentoria: “Il pericolo più grande è vivere una vita non tua e non essere mai completamente te stesso. Si rischia di avere questa sensibilità sotto pelle che continua a premere e trova il suo sfogo in somatizzazioni o chiusure che allontanano da una contatto autentico con le persone”.

 

Leggi l’articolo originale di Luisa Perego su NOSTROFIGLIO.IT 

 

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